lunedì 4 gennaio 2010

Sogno

L'ultimo quarto di luna è morto nell'onda lontana. Allora è scesa l'oscurità, e ho camminato lungo un pontile di legno, nel cuore di un porto immenso irto di alberi. Dei punti luminosi distanziati gettano ancora pallidi chiarori sul molo che sfida il mare notturno. Avanzo in silenzio sul quel sentiero di sottili listelli galleggianti, sento il pontile piegarsi al mio passaggio, ascolto lo sciabordio dell'acqua e il tintinnio delle drizze. Cammino. Lei è laggiù, seduta su delle gomene arrotolate. Perchè è andata così lontano? Non poteva aspettarmi sulla terraferma? So già che la mia strada è senza fine. Avanzo, ma non la raggiungerò mai. Così finisco per fermarmi davanti a lei, le braccia ciondoloni, l'anima a mezz'asta. Lei distoglie lo sguardo. Mi piacerebbe conquistarla di nuovo, ma non mi desidera più. L'ho perduta, come tutto il resto. Il porto è scomparso quando l'oceano si è ritirato, lasciando in pasto al mio sguardo i banchi fuligginosi di melma crepitante e di alghe lucide. La chiamo ma lei se ne va insieme all'acqua. Vorrei che mi dicesse perchè. Vorrei che mi dicesse arrivederci, che mi confermasse il suo amore, un ultima volta prima di essere fuori della mia portata. se n'è andata. Scenderò nel fango profondo e freddo, e continuerò a camminare....